Recensione – SCANNATI VIVI (2004)

sca 11,5 punti

REGIA: GABE BARTALOS

DURATA: 93 MIN

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Una famiglia americana in vacanza fora una gomma ed è costretta a chiedere aiuto. Una anziana signora li accoglie in casa propria e presenta loro dei personaggi inquietanti e deformi, che all’improvviso li attaccano ed uccidono. Prendono in ostaggio la figlia maggiore, che diventa la schiava personale di uno di loro.

Già nei primi due minuti di visione, con le lettere “S” e “D” del titolo originale, incise sul polpaccio di un malcapitato, si intuisce la cifra stilistica di Scannati Vivi. Il problema principale del film, nonché occasione costante di straniamento per lo spettatore, è il continuo oscillare da un tono serio ad uno più demenziale. Inutile dire che tenere due piedi in una scarpa conduce ad una visione indigesta e che non permette di prendere sul serio né il filone più rigoroso, né quello in teoria comico. Il film promette bene all’inizio, quando una famigliola americana media buca un gomma in una zona isolata ed è costretta ad accettare l’invito di una gentile quanto subdola anziana signora.

Con echi che arrivano direttamente dall’immaginario di Non Aprite Quella Porta, vengono introdotti i freaks che prima fanno fuori padre, madre e figlio piccolo (che muore in maniera gustosa), per poi risparmiare la figlia maggiore: il personaggio in realtà meno carismatico dell’intero nucleo familiare. I veri protagonisti sono i deformi rapitori, tra cui spiccano un tale con un cervello scoperto e di dimensioni abnormi ed un nano truccato di bianco che ha la fissa per la ceramica ed in particolare per i piatti, che usa come temibile arma. Sarà lui, in più di un momento, a rubare la scena, grazie anche al virtuoso utilizzo dei piatti, strategicamente nascosti in vari punti della proprietà. Originale e riuscita la figura de Il Creatore, un personaggio chiave che si ritaglia solo poco spazio sul finale, ma che rappresenta forse l’unico guizzo visionario e creativo del film.

scannati 1

Scannati Vivi non è consigliabile a nessuno. Non a chi cerca un film splatter con risvolti parodistici e spassosi, perché le scene di reclusione della ragazza rapita, nella sua cella ricoperta di fogli di giornale e con le inquadrature in fisheye, risulteranno troppo seriose. Ma non è consigliato nemmeno a chi cerca un thriller affidabile, perché troverà di sicuro ridicoli i motociclisti pensionati ed altre situazioni disdicevoli. Solo per pochi sventurati.

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