Recensione – MY LITTLE SISTER (2016)

my little sister 22,5 punti

REGIA: ROBERTO e MAURIZIO DEL PICCOLO

GENERE: HORROR

DURATA: 75 MIN

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Un uomo che indossa una maschera fatta di pelle umana si aggira per un bosco isolato e trova le proprie vittime in giovani ed ingenui escursionisti. Una volta immobilizzati, alcuni sono crudelmente trucidati mentre ad altri taglia via la pelle del volto. L’oscuro passato del killer riemerge da vecchi filmini.

Uno slasher made in Italy, precisamente a Muzzana del Turgnano, ma non privo di ambizione internazionale, segnalata già dal titolo, dalla recitazione e da alcune scritte che appaiono nel film in lingua inglese. La semplicità della storia è coerente con il tentativo di proporre nient’altro che un film in cui a farla da padrone sono squartamenti e atmosfere deviate, che trovano nello psicopatico Igor il personaggio più congeniale, sebbene spudoratamente debitore della figura di Leatherface. La vocazione americanizzante, che per un certo verso aiuta il film ad essere facilmente inquadrabile in uno stile ben riconoscibile, si rileva però anche un limite, dato che forse una connotazione più locale alla vicenda, con tutti i rischi che tale scelta avrebbe comportato, poteva dare un tocco più originale all’opera.

Difatti le situazioni già viste ed i cliché della coppietta sprovveduta e noncurante del pericolo che incombe, nonostante gli avvertimenti continui di qualche boscaiolo poco raccomandabile, fanno da colonna portante a My Little Sister. In apertura, i titoli di testa ricordano molto da vicino la sigla della prima stagione di American Horror Story, confessando solo una delle ispirazioni, più o meno consce, dei fratelli Del Piccolo. Una recitazione non eccezionale ed un doppiaggio poco curato sottraggono credibilità al film, che può comunque vantare delle soluzioni riuscite. In particolare risultano ben fatti i flashback che fanno luce sul passato di Igor, che per quanto realizzati tramite un effetto “super 8” alquanto posticcio, sono in grado di farsi apprezzare.

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Il film di certo non porta nulla di nuovo al genere ed in più di un’occasione lo spettatore sarà perfino in grado di anticipare alcuni prevedibili sviluppi della vicenda. Ma le ragioni psicologiche che spingono Igor a compiere la mattanza e a strappare via la pelle dalla faccia delle sua vittime danno un tocco positivo al film, che sul finale avrà anche una trovata davvero inaspettata. Un piccolo Texas in Friuli-Venezia Giulia.

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