Recensione – DETROIT ROCK CITY (1999)

detroit rock city locandina 4 punti

REGIA: ADAM RIFKIN

GENERE: COMMEDIA

DURATA: 95 MIN

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Fine anni ’70. I Kiss sono la band più amata del momento. I Mystery, un gruppo di ragazzi che suona le cover della band in garage, sognano di aprire un loro concerto. I ragazzi vincono i biglietti per l’epico show di Detroit, ma la madre autoritaria di uno di loro li distrugge crudelmente sotto ai loro occhi.

Il film è innanzitutto una celebrazione del mondo Kiss. L’arrivo al cinema è in linea con le ambizioni dimostrate negli anni da parte della band, che ha sdoganato ogni confine del successo commerciale di massa, grazie anche ad un merchandising vastissimo e ad un’influenza sulla cultura pop non indifferente. Per il resto, lo schema è abbastanza delineato. Ognuno dei quattro ragazzi ha una qualche problematica: il cantante che ha la paura del pubblico, il batterista con la madre bigotta ed oppressiva e via così. Dopo che la possibilità di assistere al concerto della vita sembra sfumata per sempre, i quattro dovranno farsi forza ed affrontare le relative questioni personali separatamente, ognuno alle prese con un personale quanto accelerato percorso di crescita.

Una buona ricostruzione, a livello di costumi ed auto dell’epoca, degli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, ha come principale spunto la rivalità tra i rockettari ed i cosiddetti “discomani” che, per intenderci, per idoli non hanno i Black Sabbath, ma i Bee Gees. Il film descrive i Kiss come i massimi esponenti della trasgressività e della blasfemia in musica: una rappresentazione forse esagerata, ma funzionale al personaggio della madre di Gem, spietata guida del comitato di madri che avversa proprio la musica della band. Una regia più che buona porta a casa un film che ha da offrire ottimi momenti, come la scena dei biglietti bruciati e quella finale, grazie anche a personaggi ben riusciti e che risultano gredevoli fin da subito.

detroit rock city 2

Il tema principale di Detroit Rock City è la speranza; la speranza che le mitiche porte del Cobo Hall di Detroit possano aprirsi e condurci verso la prima fila di un concerto dei Kiss. La colonna sonora, che vale da sola la visione del film, è praticamente perfetta e può vantare alcuni dei nomi più entusiasmanti del panorama classic rock anni ’70, che si alternano scena dopo scena con pezzi entrati nella storia. Una visione che per qualche motivo potrebbe risultare esaltante, ma forse non anche per coloro che nemmeno sanno chi siano i Kiss.

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