Recensione: LENINGRAD COWBOYS GO AMERICA (1989)

leningrad cowboys 13 punti

REGIA: AKI KAURISMÄKI

GENERE: MUSICAL

DURATA: 78 MIN

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I Leningrad Cowboys sono una band finlandese dal look eccentrico. Suonano un rock/blues con influenze tradizionali russe e per questo sono tagliati fuori dal mercato discografico. Virano su sonorità più occidentali e partono in tour. Si esibiscono in piccoli locali e bar in lungo e largo per gli Stati Uniti, prima di sconfinare in Messico.

Giacca e cravatta, scarpe a punta, occhiali da sole e ciuffi esagerati. Si portano dietro, in un cassa di legno adibita anche ad altro, l’ex bassista, morto assiderato con lo strumento tra la mani, perché rimasto tutta la notte a provare all’aperto. Quello che si apprezza di più del film è senza dubbio la musica. Anche perché i Cowboys sono realmente una famosa band finlandese, con l’attivo una dozzina di album. Un po’ meno riuscito è tutto il resto visto che, nonostante la durata ridotta della pellicola, la ripetitività delle situazioni stanca presto. Lo spunto è geniale: una band della steppa e guidata da un manager dittatore, parte alla cieca per gli Stati Uniti in cerca di fortuna. Lo si potrebbe definire un The Blues Brothers scandinavo, pur non potendolo minimamente paragonabile al capolavoro di Landis.

La narrazione è frammentaria al massimo: semplici situazioni legate da cartelli e scritte che le introducono. I personaggi, a parte il manager Vladimir e lo strambo Igor, sono praticamente indistinguibili, dato che i membri dei Leningrad Cowboys, circa una decina, sono delle vere e proprie maschere. Ad aggiungersi c’è la scarsità di dialoghi, spesso grotteschi, ma che regalano dei momenti godibili. I  punti di forza del film sono i momenti on the road più puri, ottimamente commentati da intermezzi musicali e scene di raccordo e di viaggio. Poi però si ricade sempre in un ciclo ripetitivo, che fa pensare a quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Una regia essenziale come la sceneggiatura. Tra i brani proposti spicca una notevole cover di Born To Be Wild, possibilmente anche superiore all’originale.

leningrad cowboys 2

Il film lascia la sensazione di occasione mancata, oscillando costantemente tra comicità e malinconia. Divertente il cambio di genere suonato dai Cowboys, che si adatta alle varie zone americane visitate. Tra i momenti cult vi sono di sicuro la scena delle birre, dell’arresto e del rilascio. Ottimo il personaggio del cugino americano. Leningrad Cowboys Go America non è un capolavoro, ma un buon film di sicuro. Una visione è comunque consigliata.

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